Il Calcio Balilla: un’invenzione galiziana

Scritto da cerminio   

 

Uno dei ricordi, che collego alla mia pre adolescenza, è quello legato ai pomeriggi estivi trascorsi con spensieratezza insieme ad altri amici, giocando sul lido della spiaggia dove andavo a villeggiare o nel bar del paese dei miei genitori, dove passavo abitualmente le mie vacanze, mentre organizzavamo i tornei di biliardino lottando, non solo, per la gloria di una vittoria, ma anche, per conquistare il meritato ghiacciolo al limone premio di questa “epica” impresa.

 

Quante 200 lire sono entrate in quel cassettone di legno compensato, sorretto da quattro piedi, ai cui lati sporgevano stecche di metallo manovrate su di  un tavolo da gioco, con sponde laterali su cui erano raffigurate sagome di piccoli giocatori, cercando di colpire con essi una pallina per spingerla nella porta avversaria!

Chi, non si può dimenticare le animate azioni di gioco o i classici schemi che prevedevano che i giocatori d’attacco stessero alzati quando il tuo compagno in difesa giocava la palla… o il famoso “cap’ e cess’ ” che si realizzava quando, sul rilancio della difesa avversaria, segnava al volo il tuo attaccante che, con grande soddisfazione, ascoltava il fragoroso rumore della palla stampata nella porta metallica avversaria!   

Quante volte, con velocità estrema infilavamo con abilità e destrezza quella mano nella buca della porta quando si segnava un gol, per evitare che la pallina entrasse di nuovo nella pancia del bigliardino perdendo così la possibilità di riutilizzarla senza dover di nuovo spendere altri soldi.

O quante volte, ancora, quando, la coppia che stava perdendo, si intercambiava di posizione passando dalla difesa in attacco e lasciava in eredità al suo compagno di squadra quell’alone di sudore su quelle stecche di metallo gommato.

Questo gioco, tanto avvincente nella sua disarmante semplicità, che ci rendeva protagonisti di un mondo fatto di Super Santos, di PacMan e di Mazinga Z, era per noi un qualcosa che sempre era esistito e che per questo, senza farci tante domande, sapevamo che ci apparteneva per il fatto semplicemente di esser italiani.

Ma, in realtà, se possiamo ricordarci di questi magici momenti  del nostro passato o ancora oggi vedere i ragazzini nel rituale del famoso toc toc! della pallina sul bordo del tavolo da gioco prima di iniziare la partita, lo dobbiamo alla creatività di Alexandre Campos Ramírez, in arte Alejandro Finisterre, un poeta galiziano, originario di Finisterre, che negli anni 30,  inventò el Futbolìn, quello che per noi poi sarà il nostro Calcio Balilla.   

Come spesso accade, l’ingegno umano affiora in situazioni di grave necessità: era in pieno svolgimento la guerra civile in Spagna quando, Alejandro, ragazzino diciassettenne rimase ferito da una delle bombe che insaguinarono Madrid in quegli anni. Ricoverato in ospedale si accorse che la maggior parte dei suoi compagni di corsia erano adolescenti come lui, ma più sfortunati perché a causa delle ferite avevano subito l’amputazione degli arti inferiori. Mai più, lui pensò, corse nei prati, mai più calci a un pallone…!

A quel punto ebbe una geniale intuizione: prendendo spunto dal Tennis tavolo, pensò che lo stessa idea si potesse adatattare al concetto di un Calcio su un tavolo da gioco inventando così il futbolìn. Ed ecco, che grazie a un carpentiere che lavorava nell’ospedale, furono realizzati piccoli giocatori di legno infilati in lunghe aste orizzontali. Poi due aperture sui lati corti del piano di compensato che reggeva tutta la struttura, circondate da una piccola rete simulando così il gioco del calcio vero.

Se mi capiterà ancora di giocare a biliardino, insieme ai miei ricordi di ragazzino, penserò ora anche ad un galiziano che senza saperlo ha regalato anche a noi italiani tante ore di  spensierata allegria. 

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