Scritto da Simone
[cerminio: E' con grande piacere che pubblico l'intervista realizzata in questi giorni a Simone Saibene, cantante e leader del gruppo musicale B:Folk che ci spiegherà il cammino musicale che la sua band ha percorso dalla nebbiosa provincia lombarda fino all'affasciante regione galiziana, estremità del mondo antico (O Cabo do Mundo). Lungo questo viaggio artistico musicale, Simone e il suo gruppo, si sono nutriti di sonorità provenienti da diverse culture musicali mescolate con sapiente alchimia che hanno fatto si che i B:Folk si convertissero oggi come il più importante gruppo di musica Folk italo-galiziana.]
Ciao Simone e benvenuto in Italiani in Galizia,
- Allora ci spieghi come è nata l’idea di formare il gruppo dei B:Folk ?
I b:folk nascono all’incirca undici anni fa alla Circolino Strafossato di Saronno, battezzati dal peggior vino rosso che si possa trovare nel campo della ristorazione… In quelle serate, Alessio (chitarrista e mandolinista), Franz (sax e flauti) e io condividevamo, oltre al nettare scadente, la stessa sensazione di stanchezza nel suonare in gruppi confinati in un genere preciso. Provenivamo da esperienze musicali diverse e non volevamo più ingabbiare i nostri numerosi interessi musicali in una sola direzione. Così abbiamo deciso di metterci insieme, fondare un gruppo nostro e di abbracciarli tutti, i generi.
- Che genere musicale fate?
New folk è probabilmente l’etichetta che si avvicina più al nostro temperamento. Qualcuno potrebbe dire che suoniamo patchanka… In realtà non incarniamo nessun genere preciso: al giorno d’oggi s’incarnano solo le unghie. Nel ventunesimo secolo anche generi musicali come il rhythm and blues e il rock’n roll possono essere considerati folk a tutti gli effetti. Così, nelle nostre canzoni puoi trovare venature hard-rock e metal, tempi ska e reggae, qualche giro blues e una spruzzatina di folk tradizione proveniente dal folclore galiziano, italiano, dal Messico ma anche dal mediterraneo e dai Balcani. Insomma, un rivisitazione personale, attuale, di tutto ciò che è musica popolare.
- I b:folk però hanno un legame speciale con la Galizia…
Abbiamo appena terminato di registrare un EP di cinque brani in lingua galiziana, e una versione degli stessi, con un testo diverso, in italiano.
Ammetto che il legame con la Galizia ha anche radici più personali: all’incirca dodici anni fa, in linea di massima quando è nato il gruppo, per puro caso ho avuto la possibilità di conoscere la Galizia e da allora la mia vita è cambiata radicalmente. Sempre dico che è stata la Galizia a scegliermi e non il contrario! Uno dei primi brani che abbiamo registrato con i b:folk, e che ci ha dato la possibilità di farci conoscere, è stato proprio Cabo do mundo, in galiziano. Sono state molte le soddisfazioni che ci ha portato questa canzone. Ad esempio siamo stati invitati da Life Gate Radio sul loro bus eco-compatibile per un’esibizione in piazza Duomo e in Stazione Centrale a Milano… Tra quelle più legate alla Galizia, grazie a questo brano, ad esempio, sono stato contattato da Vituco Neira dei Ruxe-Ruxe ed è iniziata una bella collaborazione con Radio Galega come inviato dall’Italia. Poi nel 2007, come regista, ho girato un mediometraggio a San Andrés de Teixido, Regreso a San Andrés (in it. Ritorno a San Andrés), e ho inserito il brano nella scena di una festa… Semplicemente posso dire che ho trasferito questo amore, questa passione, questo legame speciale che ho con la Galizia all’interno del gruppo. Gli altri membri dei b:folk hanno fatto lo stesso con le loro passioni.
- A chi o cosa vi isparate nella realizzazione dei testi e della musica?
Per quanto riguarda la musica l’unica regola che abbiamo è quella di essere aperti a qualsiasi genere musicale e di suonare quello che ci piace. Solitamente io compongo un giro di accordi sul quale intono una melodia vocale. Poi ci si trova in studio, faccio ascoltare quello che ho partorito e, se piace, si prosegue con la composizione del brano. In questa nuova fase ognuno apporta qualcosa per rendere più ricco e interessante il pezzo. Alessio infine si occupa dell’arrangiamento, cioè di legare insieme tutte queste cose. Al termine dei lavori l’idea iniziale del brano che avevo concepito può uscire rafforzata o stravolta completamente. Ad ogni modo tutti noi siamo al servizio della canzone. Nel senso che è l’atmosfera del brano, un certo giro di accordi a guidarci in una direzione piuttosto che in un altra e non il contrario.
Anche per quanto riguarda i testi non c’è un tema preciso al quale mi ispiro. Dipende dalle sensazioni che mi dona la musica mentre la suono. Una cosa è certa: quando ci prendiamo troppo sul serio cerchiamo di far entrare un po’ di leggerezza. E allora ecco che ricordiamo le serate allo Strafossato dove è nato tutto…
- Dove vi esibite di solito e quanti concerti avete tenuto?
Abbracciare generi diversi e portare sul palco uno spettacolo-cabaret, ci permette di non avere confini. Abbiamo suonato nelle sagre di paese, nelle discoteche, nei circoli arci, nei centri sociali…
- Che idea ti sei fatto sull’inserimento dei gruppi musicali emergenti qui in Spagna e in concreto in Galizia rispetto a quel che accade in Italia ?
Sono molte le differenze, soprattutto se parliamo di gruppi che vogliono suonare la propria musica. La cosa più evidente è che una band in Spagna, anche se emergente, quando suona in un locale viene pagata in contanti oppure con una cena abbondante e un numero di consumazioni illimitato. E avrà sempre un pubblico davanti, perché la gente ha voglia di uscire la sera e ascoltare musica dal vivo, anche se fatta da perfetti sconosciuti. In Italia, al giorno d’oggi, un gruppo alle prime armi, nella maggior parte dei casi, non viene neanche preso in considerazione dai locali. Viene invitato a iscriversi a qualche concorso cialtrone e quindi a pagare per poter suonare… Nella migliore delle ipotesi, se tutto va bene, riuscirà a suonare per venti minuti un paio di volte il martedì sera insieme ad altri quattro gruppi davanti a una triste delegazione di parenti. Dispiace ammetterlo, però la realtà italiana dei gruppi emergenti è questa. La scorsa settimana a Ourense, dove vivo ora, ho assistito a un mini-festival gratuito organizzato contro la chiusura dell’Auriense, un locale dove solitamente si ritrovano gli artisti. Insieme a un paio di gruppi famosi, hanno partecipato altri sconosciuti. La prima band è salita sul palco alle venti, l’ultima è scesa dal palco alle due e mezza di notte. Pioveva ma la piazza del centro storico era stracolma di gente. Il concerto è stato messo in piedi in meno di una settimana. Non ho idea di come abbiano fatto a ottenere i permessi dal Comune… Però non c’è stata nessuna lamentela da parte dei vicini, anziani e non. Una cosa così in Italia sarebbe impossibile.
- Che programmi avete per il prossimo futuro qui in Galizia?
Sarebbe meraviglioso riuscire a portare il nostro new folk ballabile da palco in terra galega! Per il momento abbiamo confermato una serie di date nel nord Italia che si terranno durante la primavera. In una di queste, che si terrà all’Arci Metromondo di Milano sabato 27 marzo, faremo, con l’aiuto di alcuni amici galiziani che vivono lì, un vero e proprio conxuro da queimada ! Poi nel corso dell’estate cercheremo in tutti i modi di portare il nostro spettacolo anche in Galizia. Nel corso della stagione estiva sono tanti i festival musicali presenti sul territorio, a partire dal celebre di musica folk di Ortigueira…
- Dove possiamo ascoltare nel frattempo le vostre canzoni?
Sul myspace è possible ascoltare, per il momento, alcuni vecchi brani appartenenti a precedenti registrazioni. Sempre lì, e nella pagina di facebook , si possono trovare anche alcuni video. Su youtube sono invece presenti filmati registrati da alcuni amici
Gracias Simone y hasta pronto!!

















06 feb , 2010 alle 17:08
E ora vedrai come portato dal “licor cafe” uscirano uno dopo l´oltro i tuoi migliori brani……
Forza galaico-italiana!!!
09 feb , 2010 alle 17:08
simo…. sei un grande!!!!!!